Centro Missionario Diocesano

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I Missionari rientrati

suorfide

Suor Maria Fidente Catani

Sr M.Fidente è nata a Voghiera (Fe) nel 1926 e nel 1945 è entrata nell'Istituto delle Suore Orsoline. Ha prestato la sua opera nella scuola materna "Del Carmine" a Chieti,  a Milano e a Ramo di Paolo (Rovigo).

Nel febbraio 1969 è partita missionaria per l'Uruguay (America Latina) ed è rimasta per 31 anni. Nel 2000 è ritornata per sottoporsi ad un delicato intervento chirurgico alle coronarie. Ha prestato la sua opera in diverse comunità italiane e dal 2007  vive nella casa Madre delle Suore Orsoline a Verona, in via Muro Padri, 24.

Suor Iole dalla Libera

Sr Iole nacque a Sabbioncello S.Vittore  nel 1929, prestò la sua opera alcuni anni presso la scuola materna del Collegio delle Suore Orsoline di Ferrara. Nel 1962 è partì Missionaria per il Madagascar  dove rimase per 44 anni. Il 2  luglio 2015 suor Iole è tornata alla Casa del Padre.

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padre turri

Padre Vincenzo Turri 

Nasce a Lagosanto (Ferrara) nell'Ottobre del 1933, nel 1945  entra nel Seminario Diocesano di Comacchio, successivamente entra nell'Istituto dei Comboniani di Verona, nel 1952   è a Firenze per il Noviziato, nel 1953-1956 è a Verona e a Milano per gli studi di Filosofia e Teologia. Nel 1959 a Mezzogoro ( Ferrara), parrocchia dove svolge il suo ministero lo zio Sacerdote Mons. Giuseppe Turri,viene ordinato Sacerdote dal Vescovo Giovanni Mocellini. A Lagosanto, celebra la prima messa e nel 1962 parte Missionario per la Bassa California. Nel 1970  in Messico -inizia la sua attività di animatore Missionario, e dopo alcuni anni  si dedicherà ad alcune comunità di Indios, tra le più emarginate.

Dal 1982 al 2010  continua  il suo servizio di animazione missionaria in Centro America: Costa Rica, Guatemala, El Salvador, promuovendo incontri missionari nelle parrocchie, corsi di formazione per giovani, congressi interparrocchiali,  scrive e diffonde libri e riviste missionarie, programmi radio.

Ecco cosa racconta Padre Vincenzo della sua vita in missione

Ho cominciato facendo un atto di fede.

Lo stesso giorno della mia ordinazione sacerdotale qualcuno mi chiese:

- Chi fu la prima persona che ti ha baciato le mani?

- Indovinalo!, gli dissi.

Lui  insistette:

- Fu tuo padre, tua madre, o il rettore del Seminario?

- No, risposi.

- Ma allora, chi fu?

-         Fui io stesso, risposi. "Volli fare un atto di fede in quello che Dio voleva operare nella mia vita, attraverso l'imposizione  delle mani del Vescovo e la preghiera consacratoria della Chiesa.." Sapevo bene che prendevo l' impegno  di essere un buon missionario, interamente dedicato a far presente il Regno di Dio nella mia vita  e tra i popoli  lontani secondo la mia vocazione missionaria.

-

Adesso, che sono arrivato alla spiaggia dei miei 75 anni di vita e  50 di essere Sacerdote, ho bisogno un'altra volta di fare un atto di fede, ancora più grande, per credere in tutto il bene  che Dio mi ha permesso realizzare   attraverso la mia vita missionaria. Ho vissuto questi miei cinquant' anni  come immerso in  un grande sogno,   tutto pieno   di  innumerevoli avventure, lotte e sofferenze, gioie e soddisfazioni come tutti gli esseri umani. Però, più di tutti,  io mi sento  riconoscente  al buon Dio che mi ha utilizzato in una maniera ammirevole, nonostante i miei limiti.

La mia avventura attraverso le Americhe.

Il desiderio di  intraprendere lunghi viaggi  al di là delle frontiere della mia terra natale verso luoghi sconosciuti, mi ha appassionato fin da bambino.  I popoli stranieri, con il loro folklore e costumi diversi  hanno sempre esercitato nella mia mente un fascino speciale, facendomi credere che un giorno sarei stato anch'io  protagonista di imprese fantastiche.

Durante gli anni in cui ero nel Seminario Diocesano di Comacchio,, ho avuto tra le le mani riviste  che pubblicavano i missionari comboniani. Le divoravo. .Mi aiutarono a scoprire il mondo degli africani, degli asiatici e degli americani....che cominciarono così a formar parte della mia vita.

A 18 anni entrai nell' istituto dei Missionari Comboniani perché volevo di andare in Africa, la terra che tanto amava San Daniele Comboni.

Ho studiato la teologia  a Milano e  il 14 marzo del  1959  sono stato ordinato sacerdote. Ma no nel duomo di Milano insieme agli altri 50  miei compagni come era da aspettarsi,  ma nella chiesa parrocchiale di  Mezzogooro, la parrocchia di mio zio Mons. Giuseppe Turri.  Subito chiesi   ai miei superiori di essere  inviato nelle  missioni più lontane che la mia congregazione aveva nel mondo.  Mi presero in parola  e mi destinarono  alla Bassa California.   Per 10 anni  ho percorso in jeep e a cavallo quei  sentieri infuocati dal sole, sempre  spinto dal desiderio di portare  un poco di assistenza religiosa  a quei cristiani  che da anni attendevano un sacerdote.   Poi sono stato destinato   al sud del Messico, a cinquecento kilometri dalla capitale, tra gli indigeni chinantechi  che vivono in mezzo  alle foreste di Oaxaca.. Per me furono anni meravigliosi e pieni di soddisfazioni.. Mi dedicai a  fondare  nuove comunità cristiane  e a costruire  cappelle,  dispensari  e scuole.

Animatore missionario

Nel 1980, dopo alcuni viaggi di esplorazione attraverso il Cetroamerica,  sono stato destinato finalmente  a Costa Rica, dove i vescovi ci chiedevano di collaborare  offrendo un servizio di animazione missionaria nelle loro  diocesi.

L'animazione missionaria non è propriamente un'attività tra i non cristiani, ma è piuttosto un'attività pastorale che consiste nel promuovere la vita cristiana e il fervore apostolico nei fedeli battezzati,  nelle   loro parrocchie e gruppi  apostolici,  affinché assumano  con  responsabilità  la partecipazione nelle vita de la Chiesa universale, anche promuovendo le vocazioni.

Diffondere libri e riviste,    organizzare  con i parroci  giornate di riflessione, ritiri, congressi missionari,  stendere programmi per la radio e la televisione .......tutto questo ho fatto,  ed altro ancora,  durante  questi 25 anni in Centro America.

L'animazione missionaria mi ha dato la gioia di conoscere tantissime persone stupende, giovani e mamme di famiglia,  che hanno accettato di  convertirsi in lievito nuovo nelle loro comunità , organizzando incontri di  riflessione e di  preghiera, e anche raccogliendo fondi economici per aiutare i loro missionari  e collaborare alle necessità della Chiesa in tutto il mondo.

Tutte queste persone hanno scoperto che la collaborazione con le missioni è soprattutto un mezzo enorme di per santificare  loro stessi e fare rivivere e ringiovanire le loro comunità . E a me  hanno fatto sentire la sicurezza che il mio lavoro di animazione missionaria non era inutile ma, ricco di grazie e di benedizioni per tutti.

La missione nuova

In questi ultimi decenni il panorama  delle missioni, della pastorale missionaria, della teologia delle missioni e il lavoro missionario stesso è venuto cambiando radicalmente. Partendo da un'ecclesiologia del Concilio Vaticano II,  che descrive  la natura e le caratteristiche della chiesa locale, la missione e le missioni sono venute a situarsi sempre di più nel centro della vita  e della riflessione di tutte le  chiese locali.

Si è rinnovata la catechesi e si sono moltiplicati i congressi missionari nazionali ed internazionali come un'esigenza delle stesse chiese locali. Si è scoperto che la missione è un regalo  prezioso che Dio offre a tutti, ma specialmente a quelli che Lui ama. Che non può esistere nessuna pastorale o piano di lavoro che non sia missionario. Che la missione sta  lontano da noi,  sta vicino a noi, e sta dentro di noi. Che è un itinerario meraviglioso di fraternità, di comunione e di conversione che dobbiamo scoprire nella quotidianità della vita,  condividendo i nostri desideri,  le nostre speranze e le nostre preghiera con la gente più bisognosa, ovunque sia.

Soprattutto abbiamo scoperto che l'itinerario più bello e appassionante della missione comincia precisamente dal nostro incontro personale con il Maestro, che ci chiama a farci  suoi discepoli ed a entrare a far parte piena della sua comunità.

In questa prospettiva, l'animazione missionaria è come il sangue nuovo di cui abbiamo bisogno per ringiovanire, per acquistare ottimismo, entusiasmo e allegria, come gli ammalati di diabete che hanno bisogno ogni giorno del loro trattamento terapeutico  per continuare a vivere.

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turazzi

Padre Silvio Turazzi

nasce a Stellata di Bondeno (Ferrara) nel  1938, studia nel Seminario di Ferrara. Viene ordinato sacerdote nel 1964 e dopo tre anni di servizio pastorale a Bondeno, nel 1967 diventa missionario Saveriano entrando nell'Istituto Saveriano per le Missioni estere a Parma. Lavora nell'animazione missionaria tra i giovani  e nei gruppi "Mani tese".

A causa di un grave incidente automobilistico, nel 1969, Padre Silvio rimane paralizzato ed è costretto a vivere in carrozzella, ma è un animatore infaticabile. Nel 1970 chiede di andare in missione tra i baraccati dell'Acquedotto Felice nella periferia di Roma. Il 3 dicembre 1975 è in Africa nella Repubblica Democratica del Congo (ex Zaire). Lavora in un centro per handicappati nella cittadina di Goma. Fa gruppo con Edda, Paola, Francesco, Adriano, italiani come lui, venuti da alcuni anni a Goma, la capitale del Nord Kivu, nello Zaire. Nel 1995  rientra in Italia a Vicomero di Torrile (Parma,) come educatore dei futuri Missionari Saveriani. Fonda   insieme ad alcuni amici, una fraternità missionaria della quale è animatore spirituale. Lavora per "Chiama l'Africa"- solidarietà Muungano che vuol vivere la fraternità fra i popoli e svolge un ruolo di sensibilizzazione sulla solidarietà, promuove la cultura della pace mediante iniziative culturali, di educazione, cooperazione ecc.

E' impegnato anche nel sostegno   alla Missione  di Goma  provata dalla guerra e dalla disastrosa eruzione del vulcano Nyragongo.

Alcune lettere

Carissimi Amici, Scriviamo alcune righe con vera riconoscenza a tutti. Sono tanti i motivi : l'amicizia, il legame con la comunità di Goma, l'accoglienza che stiamo vivendo a Vicomero, le iniziative che in modo diverso ci portano a sostenere la concretezza della solidarietà. Il tutto nella semplicità, e certo non senza errori. "Io, per esempio, dice p. Silvio, debbo imparare ad essere nonno: stare accanto ma non pretendere di guidare. Ma la continuità dei nostri legami è un segno che impegnarsi insieme è bello!"

Ci siamo incontrati domenica 12 dic. per goderci insieme un tempo di comunione e riflessione sul cantico del profeta Zaccaria: "Benedetto il Signore Dio di Israele... verrà a visitarci un sole che sorge, per rischiarare quelli che sono nelle tenebre e nell'ombra di morte, e dirigere i nostri passi sulla via della pace". Quel sole non è più solo una promessa, anche se le tenebre non sono scomparse.

Cristo Gesù è un fratello che molti di noi sentono vicino, ci lega al Mistero di Dio e dell'uomo. Egli dà senso e concretezza a rapporti di fraternità e di solidarietà con chi più soffre e meno ha. Tra i tanti percorsi del vivere quotidiano, belli o dolorosi, spesso complessi, è un dono scoprire ciò che conta davvero e crea gioia.

"Fraternità – Muungano", così ci chiamano, è una realtà di Famiglia allargata. Lo abbiamo sentito a Luglio nel viaggio a Goma, nell'accoglienza e nell'incontro con comunità e persone. Abbiamo sentito affetto e fiducia.

Le attività di Muungano continuano ancora tra le difficoltà di una situazione politica confusa che crea insicurezza e sofferenza. La solidarietà spinge alla ricerca della verità e giustizia. Per questo nasce l'impegno anche in Italia di fare conoscere i fatti dolorosi che ancora avvengono e di tentare di appoggiare i processi di pace nella regione. La tragedia del Kivu, denunciata anche dal recente rapporto ONU, è un invito a un maggior impegno e solidarietà. 

A Vicomero (Parma) sta crescendo l'esperienza dell'accoglienza di studenti universitari africani. Vari stanno arrivando alla fine del loro percorso, due di essi sono rientrati nei loro paesi, ma soprattutto le relazioni tra noi e l'integrazione nel territorio sono buone. Lo stile di vita è quello della famiglia e anche il lavoro al mercatino dell'usato, un impegno forte e significativo nel nostro ambiente, è un'occasione di servizio e di amicizia.

Il bilancio dell'associazione è sempre per noi un miracolo di bontà che permette, con somme piccoli o importanti, di continuare a sostenere l'Ospedale dei bambini, ora affidato a una comunità di suore locali, l'Atelier di apprendistato per ragazzi e giovani non scolarizzati, il Centro di salute per poveri e detenuti, le Adozioni per bambini e ragazzi in situazioni difficili.

Pensiamo alle ondate di calamità, vissute nella città di Goma in questi ultimi anni. Guerra, eruzione del vulcano, profughi e sfollati... ma anche tanta voglia di vivere, e di riprendere con coraggio il cammino.

Per questo, "continuare", a volte con fatica, ma anche con gioia, mi sembra la strada giusta.

Aggiungiamo una sintesi delle relazioni che abbiamo ricevuto dai nostri collaboratori di Goma: riguardano i progetti che continuiamo a sostenere grazie al vostro contributo.

In particolare il CENTRO NUTRIZIONALE che, come sapete, ora si chiama "Centro di ospedalizzazione Muungano - La Resurrezione" (perché gestito dalle suore locali dell'ordine della Resurrezione), svolge la sua attività principale a favore dei bambini malnutriti, ma è diventato anche un centro sanitario con  degenza, reparto di maternità e una sala operatoria.

Le suore ci hanno mandato qualche informazione, riferite all'anno 2010:

- malati curati ambulatorialmente: 6588

- malati ospedalizzati: 2.333

- maternità - parti: 1.125 di cui 195 con parto cesareo

- bambini malnutriti curati: 3.510

- consultazioni preventive 2.409 donne

- vaccinazioni a 18.493 bambini

Alcune difficoltà.

La situazione, già precaria per la mancanza di fondi, diventa difficile anche per il personale, perché i costi aumentano, molti malati non riescono più a pagare le cure e lo Stato non paga il personale.

La popolazione di Goma è composta soprattutto da ex sfollati che si sono definitivamente installati nella città, perché temono il ritorno nelle loro terre a causa delle continue guerriglie e bande armate che continuano a depredare la gente.

Il 30% degli sfollati provengono dall'eruzione vulcanica del 2002, mentre il 70% dalle zone di conflitto. E il numero degli sfollati non smette di aumentare.

La nostra struttura non ha né acqua né elettricità. Ogni giorno con una camionetta dobbiamo andare a prendere acqua. Per l'elettricità usiamo un grande gruppo elettrogeno a gasolio, ma il costo è severo.

Le sale dei bambini malnutriti e la maternità sono poche, data la scarsità di letti, a volte dobbiamo mettere due o tre bambini nello stesso letto.

È necessario un muro di protezione per il controllo degli ambienti. Suor Francesca, della Resurrezione, però scrive: Grazie a tutti! So che ognuno fa' quello che può per partecipare al nostro lavoro. Che il Bambino Gesù ci porti la pace, pace nei cuori e nel nostro paese così martoriato. Buon Natale!

ATTIVITÀ DELL'ASSOCIAZIONE "MUUNGANO SOLIDARITÉ"

Il DISPENSARIO, riconosciuto dall'autorità locale, opera come centro di prevenzione in una precisa area che gli è stata affidata: animazione e prevenzione, consultazioni prenatali e prescolari, vaccinazioni, punto di riferimento (anche per altre strutture sanitarie) per la prevenzione della malnutrizione, attività contro le epidemie, cura dei poveri e prigionieri.

Il loro lavoro è più preventivo, che di ospedalizzazione e alcuni dati lo dimostrano:

- malati curati ambulatorialmente: 2.383

- malati ospedalizzati: 334

- consultazioni prenatali: 346

- consultazioni prescolari: 2.410

- maternità - parti: 90

- curati per malnutrizione: 14

Ci scrivono: "Per la prevenzione e animazione sono stati fatti 94 incontri su temi diversi: la maternità, regolazione nascite, prevenzione contro il sida (AIDS), vaccinazioni, igiene, malnutrizione...

Da 4 settimane abbiamo iniziato attività specifiche sulla malnutrizione nella zona che ci è stata affidata:

ricerca, consultazioni, prevenzione... lavoro fatto su terreno.

Per il personale siamo ancora in alto mare, perché lo Stato non dà quasi nulla e dobbiamo pagare il personale con il poco che riceviamo dalle cure di poche persone. In particolare non abbiamo i fondi per pagare il medico.

Come sapete abbiamo iniziato a costruire le nuove sale di ospitalizzazione, le vecchie malsane sono i resti

recuperati dopo la colata di lava del 2002. Siamo a metà costruzione. Occorre assolutamente trovare il modo di finire. Sarebbe un bene per i malati".

L'ATELIER MUUNGANO, ha due grandi attività:

- Atelier di recupero professionale con 260 allievi. Per ora oltre l'alfabetizzazione e corsi di cultura generale sono aperti due sessioni di apprendistato: taglio e cucito per le ragazze e falegnameria per i ragazzi.

Il personale è composto da 20 insegnanti di cui soltanto 5 riconosciuti dalla Stato, ma non pagati, per cui sono tutti a carico nostro.

- Atelier di falegnameria. Jean Baptiste Salumu, presidente dell'ass. Muungano Solidarité scrive: "Un grazie di cuore per l'arrivo di tutte le macchine inviateci attraverso il container, per l'Atelier è stato un grande respiro. Le attività di produzione continuano e possono sostenere in parte il recupero professionale".

- L'atelier di meccanica sarà aperto l'anno prossimo in quanto l'arrivo delle attrezzature è avvenuto dopo l'inizio dell'anno scolastico.

ATTIVITÀ SOCIALI: L'aiuto ai poveri e prigionieri diventa sempre più difficile, perché le spese sono passate da 480€ a 620€ al mese. Con la prigione, dove sosteniamo le spese per le medicine e il legname da ardere, siamo in debito di 1000€, oltre la somma mensile di 500€.

Salumu conclude la sua lettera: "Certo le strutture (Dispensario e Atelier) sono vecchie e occorrerebbe un buon progetto di ristrutturazione. Pensateci! In ogni caso, GRAZIE per tutte le briciole (come l'obolo della vedova del Vangelo) che tanta gente cerca di mettere insieme, privandosene, per condividere con chi ha più bisogno! Buon Natale!"

BORSE DI STUDIO E ADOZIONI: Sosteniamo anche circa 70 tra borse di studio a studenti universitari e adozioni individuali di bambini. Grazie a chi contribuisce anche a questo progetto!

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Dott.ssa Rosalba Sangiorgi

R. Sangiorgi nasce a Ferrara, ma subito dopo gli studi superiori si trasferisce a Roma dove entra a fare parte dell’Associazione Internazionale Medico Missionaria e ivi si laurea. Si specializza in Igiene tecnica ospedaliera, titolo che le permetterà poi di dirigere un ospedale. Parte per l’India come medico missionario, passa successivamente in Africa e lavora all’ospedale di Sant’Albert in Zimbabwe.

Il piccolo ospedale di Sant’Albert funziona in modo egregio e l’opera dei medici e dell’altro personale sanitario è determinante per la popolazione locale che viene assistita con abnegazione e professionalità.

Grazie all’aiuto di due volontari ferraresi, è stato possibile costruire una diga per la formazione di un bacino artificiale che portasse acqua all’ospedale e che irrigasse i campi circostanti. Il progetto includeva anche l’acquisto di un depuratore.

Un gruppo di volontari che lavora nell’ospedale di St Albert scrive

…..purtroppo la situazione qui in Zimbabwe non cambia. Pare non esserci speranza nel futuro, c’è una grande miseria, sempre più disparita fra ricchi e poveri, si vedono belle macchine in circolazione, case di lusso in costruzione, le malattie dell’opulenza sono in aumento e tanti  soffrono per la fame e continuano a morire per mancanza di medicinali e cure adeguate. La situazione è indescrivibile: l’inflazione ha raggiunto il 1070%, la più alta in tutto il mondo, ma i governanti sono contenti e dicono che le cose in Zimbabwe vanno bene: non c’è cibo, le malattie non possono essere curate e viviamo uno stato di profondo disagio sociale.

Il problema è che il cuore di molti, specialmente i governanti, è diventato così duro che non si accorgono della sofferenza dei molti…si preoccupano solo di accrescere le loro ricchezze.

Una lettera della dr.ssa Elisabeth, responsabile dell’ospedale di St Albert

Cari amici, quest’anno è giunto alla fine e Natale è dietro l’angolo. Qui in Zimbabwe non pensiamo al futuro, ma a cosa mangiare oggi, come accedere ai servizi sanitari, come mandare i bambini a scuola. La crisi è profonda e siamo senza parole. Il colera è ancora fra di noi e si sta diffondendo in tutto il Paese. L’epidemia non è superata, ci vorrà molto tempo per contenere il focolaio perché il sistema sanitario è completamente collassato. Molte persone muoiono perché ciò di cui c’è bisogno non è disponibile. L’alimentazione ordinaria non è gestibile. La fame è la maggior minaccia alla nostra nazione. Nel Paese, il 30% dei bambini sotto i 5 anni non cresce, il 17% è malnutrito e il 5% è gravemente malnutrito e debilitato. La mia esperienza come medico è talmente spaventosa da non riuscirne a parlarne. Combatto per salvare una vita e l’indomani il paziente muore di fame. Prescrivo al paziente alcune medicine e gli dico che devono essere prese dopo aver mangiato cibo che non ha…..so come posso salvare le vite, ma non sono in grado di farlo perché non ho il necessario per compierlo….

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Katia e Giacomo Carrà

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Katia e Giacomo Carrà, con i piccoli Michele e Fabio,  sono una giovane famiglia che, dopo il percorso di orientamento e una lunga riflessione, hanno deciso di partire per 2 anni destinazione Andarai - Brasile.

Hanno ricevuto il mandato Missionario domenica 5 Giugno 2012 nella loro parrocchia dell'Immacolata.

Sono stati Inviati dal Centro Missionario di Reggio Emilia che sostiene progetti tipicamente Missionari. Invia volontari laici in Albania, Brasile, Rwanda e Madagascar, perchè cerchino di condividere il Vangelo che si fa vita con coloro, soprattutto i più prossimi , segnati dalla povertà, dal dolore, dall'emarginazione.

Scrivono dalla loro Missione

La nostra dimensione di coppia nasce  nel gruppo della Parrocchia dell'Immacolata di Ferrara, insieme a esperienze quali il catechismo, i campi giovani e  l'Associazione Calimero che svolge attività nel campo della disabilità. L'idea e il desiderio di fare un'esperienza di missione nasce e cresce in occasione di un viaggio di conoscenza fatto nel lontano 2001 in Tanzania, con le Pontificie Opere Missionarie, durato 3 settimane. A questo viaggio ne segue un altro in Kenia, nel 2003, presso le strutture dell'associazione Amani, a Nairobi. La conoscenza dell'Africa e delle persone d'Africa genera in noi un ulteriore desiderio di impegnarci nella nostra società e in iniziative di volontariato. Oltre a questo, veniamo in contatto con Reggio Terzo Mondo e con il Centro Missionario Diocesano di Reggio Emilia nel 2006, e frequentiamo il corso per Volontari Internazionali, venendo in contatto con persone e guide che saranno poi determinanti nella nostra scelta. Rimaniamo infatti in contatto con il Centro Missionario anche dopo il corso, iniziando a partecipare agli incontri del gruppo di famiglie dell'Istituto Secolare dei Servi della Chiesa, questo cammino con le famiglie risulta un passo determinante per  decidere di partire per la missione.

Dove andare?Per quanto tempo?Perché partire?

Il dove e per quanto tempo ci è stato proposto dal CDM di Reggio E., Andoraì vicino a Salvador della Bahia nel nord del Brasile per due anni.

Il perché è semplice, perché negli ultimi dieci anni è stato un desiderio ricorrente e a volte talmente esplicito che è stato difficile non ascoltarlo. Abbiamo condiviso come coppia e come genitori la voglia di vivere in modo più semplice, più comunitario, più solidale con il prossimo. Crediamo che un' esperienza di missione possa aiutarci a calarci nella giusta dimensione della semplicità, ci aspettiamo di poter conoscere un altro modo di vivere, di "incontrare" persone e storie, di poter essere accolti e di poter allo stesso tempo accogliere.  Missione vuol dire tante cose, ogni servizio è missione, la famiglia, il lavoro, lo stile di vita, ma noi oggi vogliamo vivere anche la missione come una partenza. Partire per condividere un pezzo di strada con altre persone  e strada facendo lasciare le porte aperte con il cuore in ascolto e la nostra testimonianza di fede, una fede semplice, molto ingenua, molto "base" come la chiamiamo noi, ma che speriamo di arricchire anche in missione!

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Lucia Bellistracci

Nasce a Ferrara, frequenta fin da giovanissima l’oratorio di San Benendetto dove conosce ed entra a fare parte degli Amici del Sidamo, un gruppo che, attraverso diverse attività, sostiene le Missioni salesiane in Etiopia. Ancora al liceo, parte per una breve ma significativa esperienza estiva in Etiopia. Si diploma in fisioterapia e per qualche anno lavora negli ospedali della zona. Dopo un po’ di tempo però il richiamo della missione è forte e così nel 2002 riceve il crocifisso missionario e il 22 luglio parte alla volta dell’Etiopia. Si reca ad Abobo un piccolo villaggio nella prefettura apostolica di Gambella a 800 km da Addis Abeba. Una zona molto calda e umida ai confini con il Sudan.

Qui inizia ad occuparsi dell’Health center dove lavora come fisioterapista ma anche come formatrice del personale sanitario locale. Lo scopo è quello di preparare personale indigeno che riesca in un futuro a gestire un centro per la salute. Ad Abobo nasce anche il primo oratorio frequentato da bambini e adolescenti dei villaggi limitrofi, in questo spazio i ragazzi possono trascorrere qualche ora in allegria, giocando e imparando anche le regole del rispetto reciproco. In Etiopia Lucia conosce Paolo, il suo futuro marito che sposa nella chiesa di San Benedetto nel giugno del 2007. La famiglia cresce, nel 2008 nasce Giovanni e nel 2010 …..

Lucia e Paolo si occupano anche del Progetto Bosco Children, un percorso rivolto ai ragazzi di strada e che non hanno alternative al di fuori della strada stessa.  Tutti i mercoldedì sera a rotazione gi educatori i volontari dei salesiani escono sulle strade per incontrare gli street children “ragazzi di strada”. E’ in questo momento che i ragazzi scelgono se lasciare la loro realtà e affidarsi, è un momento molto importante e delicato.

Una volta entrati nel progetto i ragazzi iniziano a svolgere le attività, hanno orari di lavoro/studio pressoché simili a quelli italiani e per loro è una fatica immane. Il progetto coinvolge i ragazzi per due anni. Qui imparano un lavoro, ma anche a stare insieme, a rispettarsi, a svolgere attività di socializzazione, ricreazione e naturalmente non mancano i momenti di preghiera.

Alcune lettere dall’Etiopia:

Abobo 31/01/2007

Il lavoro all’Health Center non manca mai! Dopo aver superato un’epidemia di morbillo, adesso sembra proprio che la malaria non ci dia tregua. I ricoverati sono sempre tanti, e siamo costretti a usare anche le panchine della sala d’attesa. Per fortuna con il personale locale (infermieri, traduttori, operatori sanitari) c’è un buono spirito di collaborazione. Siamo comunque sempre alla ricerca di persone di buona volontà che vengano qui ad aiutarci, basta una minima conoscenza dell’inglese. Anche le attività in campo pastorale stanno continuando, oggi festa di don Bosco, abbiamo onorato adeguatamente il nostro Santo con giochi e spettacolo teatrale. I bambini si sono divertiti e i genitori e gli adulti che passavano, osservavano entusiasti e divertiti le acrobazie dei loro figli. Anche per tutte le attività pastorali stiamo cercando persone che abbiano voglia di spendersi. Gli Amici del Sidamo in questo ci stanno dando un grosso aiuto, ma più siamo più persone possiamo avvicinare, più persone possono conoscere Dio-Amore. E’ sempre Lui il centro della nostra missione e del nostro operare.


Centro Missionario Diocesano di Ferrara - via Montebello, 8 44123 Ferrara - Tel. 3270505773

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